If I could dwell/ Where Israfel/ Hath dwelt, and he where I,/ He might not sing /so wildly well/ A mortal melody,/ While a bolder note than this might swell/ From my lyre within the sky
visitato *loading* volte
Atti che testimoniano la mia scarsa coscienza psico-ecologica.
Primo esempio: Sorrisi a perdere
Stamattina. Ore 8:45. Il volto di una fanciulla si riflette nel vetro sporco del metrò. E' un volto bellissimo: lineamenti sottili, occhi verdi e carne olivastra. E' turbato dalla più profonda tristezza Un'angoscia che potrebbe nascere da una tragedia nascosta come dalla semplice, atroce alienazione derivata dal nulla quotidiano.
Il faccione tondo della scrivente si volta verso la triste compagna di viaggio e sorride. Angelicamente, mostrando i suoi bei dentoni.
La mesta fanciulla si volta dall'altra parte, schifata.
Secondo esempio: Sentimenti esausti in dispensa
Nel mio deposito delle cose non scritte ci sono migliaia di sentimenti e di idee scaduti da tempo che non sono mai stati inseriti in alcun testo. Volevo offrirli al mondo intero e invece sono rimasti chiusi là dentro. Mi rimproverano per esempio di non aver continato a descrivere la nascita del mio bimbo. Devo stare attenta con quel materiale... ho paura che là dentro ci siano anche fiammelle inestinte.
Il ritorno.
Torno a postare dopo un tempo inteminabile. Nuovi sgorbi bianchi sulla tenenbra. Il silenzio è stato lungo, amici miei, ed assordante. Che ho fatto?
Ho scritto molto e ho letto meno di quello che avrei voluto. Ho amato intensamente e ringrazio chi me lo ha consentito.
Sono stata madre e questa sarà la mia eternità.
Sono stata anche felice, in barba a tutto e a tutti.
Ora torno a sussurrare e a gridare dietro a questa lavagna nera.
Buon prò vi faccia.
Mat' Gerojnja parte II
Ed al travaglio usato
ora col pensier mio faccio ritorno.
I- Partorire alla Lebuaiè
Leboyer fu un eminente pediatra (ginecologo? Boh! Anche i suoi devoti sono indecisi) francese, fautore del parto dolce, nemico della trasformazione della puerpera in degente ospedaliera, propugnatore del massaggio indiano per bambini e quant'altro. Una degna persona. Sicuramente ha scritto dei libri bellissimi ed utilissimi, che pochi leggono e tutti citano. Gli sia tributato il giusto onore.
Lebuaiè è invece lo spettro che si aggira per le sale parto, i consultori, i centri d'aiuto alla vita. Sotto il suo nome si fa passare di tutto, dalla teoria secondo la quale la madre debba passare metà della giornata con il pupo attaccato al seno, visto che la tetta è risposta universale ai mille bisogni del neonato che gli provochino pianto (fame stanchezza caldo freddo bisogno di coccole coliche gassose) al rooming in giorno e notte per le donne che sono inchiodate al letto con flebo d'antibiotici dopo il cesareo, fino ai racconti horror di parti interminabili durante i corsi per gestanti.
Secondo me il lebuaiè è all'origine del 90% dei casi di depressione post -partum. Io stranamente sto discretamente, nel fisico e nella psiche, nonostante tutto.
II- Vada a farsi un giro
Il 9 maggio vado in ospedale per il controllo. Ho superato d'un giorno la data presunta del parto e i medici devono assicurarsi che tutto vada bene. Mi attaccano alla fatidica macchina del monitoraggio che segna sopra un foglio il battito cardiaco del nascituro ed i movimenti tellurici delle mie prime, timide, doglie. I medici dopo un'ora di mia immobilità a pancia all'aria sopra una sedia dicono che il grafico è interessante e mi mandano a casa, dicendomi di ritornare al pomeriggio.
A mezzogiorno, dopo un buon piatto di wurstel col kren e le ultime mie parole famose “E per stasera compriamo il crudo che ti preparo i saltimbocca...” mi salta il tappo e cominciano i dolori. Andiamo in ospedale con calma. Il grafico del pomeriggio è così bellino che l'infermiera mi fa i complimenti per l'inizio del travaglio. La ginecologa mi annuncia che la dilatazione sta aumentando ma i dolori non sono ancora quelli giusti. Devono farsi più acuti e più frequenti.
- Vada a farsi un giro in centro, si mangi un bel gelato e torni fra un'ora.
Ovviamente comincia a piovere a dirotto e la temperatura crolla di colpo. Bisogna rinunciare allo struscio in centro ed al gelato. Decidiamo di passare l'ora d'aria in un centro commerciale. Doglie sotto la galleria di vetrocemento. Passo il mio tempo piegata in tre sopra un tavolino del bar-kebab house , ingoiando del tè mentre acanto a me un padre di famiglia con moglie permanentata e sbigola (con l'ombelico fuori) e figlio che prova il lanciarazzi della sua nuova macchina mutante degli icsmèn mangia un panino che puzza di cipolla.
III- Luci della notte
Il nuovo controllo convince la ginecologa a ricoverarmi. Non è ancora ora, nonostante le doglie siano acute, al massimo dell'intensità, non sono così frequenti e prolungate come piacerebbe a loro. Questo doloretti di second'ordine mi terranno compagnia fino alla nascita del pargolo. Non mi portano da mangiare che un tè con due biscottini. La cucina è chiusa.
Rimango seduta in poltrona in compagnia delle mie doglie e della pressione bassa, con accanto il mio meraviglioso marito, fino a mezzanotte. Quando non sono attaccata alla macchina del monitoraggio alterno il godimento causato dalle endorfine durante i momenti di tregua ad un ondeggiare ipnotico che calma il dolore delle contrazioni.
La notte sarà lunga, illuminata da luci soffuse: dal display della macchina infernale, dal neon fioco sopra il mio letto, dal lampione giallo del cortile. Mio marito se ne va a casa per dormire almeno un paio d'ore. Anch'io m'addormento, stordita dal pulsare del mio dolore.
IV- Plaza de toros
Nascerà sotto il segno del toro il mio piccolo, in una giornata di sole fioco tra due notti di tempesta. Mi sveglio insieme al mio dolore. Mio marito compare nel crepuscolo del mattino. Attaccano di nuovo quella macchina che mi spara nelle orecchie il pulsare del cuore del mio tesoro. Le contrazioni sono costanti. Mi visitano. La testolina sta scendendo pian pianino, ma il canale del parto è ancora stretto. Il travaglio vero e proprio non è ancora iniziato.
Quando comincerà? Mi portano in sala parto. Vi passerò dodici ore. Entro alle dieci del mattino, incominciano a spostarmi da una sedia da parto all'altra, mi attaccano e staccano la dannata macchina spia-bebè all'infinito. Le mie carni e le mie ossa sono addormentate, si schiudono lentamente ed il bimbo ha fretta.
All'una mi fanno ingurgitare dell'asiago col purè e m spediscono a far la siesta sopra un lettino da parto. Alle cinque finalmente arriva il mio angelo, un'ostetrica bionda e giovanissima che, col consenso del medico, mi rompe le acque per accelerare il tutto. Le contrazioni si addomesticano al volere dei medici, diventano lunghe e mi danno ben poca tregua.
Signori si va ad incominciare!
Il vero programma dell'Unione- dal GULag al Gulasch
È mio dovere civico pubblicare questo documento che illustra il vero programma dell’Unione, mai divulgato dai suoi aderenti.
1-LA DEMOCRAZIA
Ottenuta la fiducia degli elettori prenderemo doverosi provvedimenti per risolvere la questione della debole democrazia italiana. La democrazia sarà cioè abolita. Automaticamente verranno aperti numerosi gulag, nei quali verranno immediatamente rinchiusi tutti gli avversari politici e coloro che fanno proselitismo per il cattolicesimo. Il papa Benedetto XVI sarà esiliato in Lapponia e San Pietro sarà adibita a Centro Sociale.
2-LA FAMIGLIA
L’Unione prende davanti ai suoi elettori l’impegno di celebrare immediatamente matrimoni gay di massa. Le coppie gay sostituiranno automaticamente le famiglie tradizionali, e quest’ultime diverranno fuori legge. I bambini verranno senza deroga sottratti ai genitori all’età di mesi tre, e consegnati all’organizzazione dei Giovani Pionieri. In caso di scarsità di viveri i suddetti bimbi verranno trasformati in scorte alimentari.
3-EMIGRAZIONE
La solidarietà tra i popoli è un valore fondamentale, e per questo prendiamo con i nostri elettori l’impegno di aprire le frontiere all’emigrazione. Immigrati di tutti i paesi, comunitari, extracomunitari ed extraterrestri potranno entrare in Italia, con il permesso di soggiorno o meno, con qualsiasi scopo, per turismo, per lavoro, per divertirsi un po’ smantellando le vecchie sedi dei partiti messi fuori legge e trasformando le chiese cattoliche in centri sociali. Cancellato il vecchio concordato con il vaticano ne verrà firmato uno con l’estremismo islamico. L’Islam sarà l’unica religione di cui sarà consentito l’insegnamento nelle scuole.
4-FISCO
Contribuire al funzionamento ed alla prosperità dello stato è un dovere di tutti i cittadini. Verrà semplificato il nostro sistema fiscale con l’introduzione di due aliquote. Una dell’80% sui redditi bassi, l’altra dei 100% sui redditi superiori a 20.000 euro l’anno. Le rendite finanziarie non saranno tassate poiché i fondi d’investimento d’ogni genere verranno requisiti. La requisizione delle abitazioni private permetterà l’abolizione dell’ICI.
5-CASA
Il problema della casa è di rilevanza enorme nella nostra società. L’insufficienza degli alloggi rispetto alla domanda e l’esosità degli affitti e delle rate dei mutui richiedono un intervento diretto e deciso. Saranno perciò requisite tutte gli edifici privati, compresi i luoghi di culto i mausolei e le basi NATO. Ogni spazio abitabile verrà razionalmente distribuito tra i cittadini in base al principio della coabitazione.
6-POLITICA ESTERA
Il principio fondamentale che ci guiderà sarà la difesa della pace e della tolleranza. In suo nome, guidati dallo spirito dell’internazionalismo interromperemo immediatamente le relazioni con gli USA. Di conseguenza usciremo dalla NATO e formeremo una salda incrollabile alleanza con Cuba, Bielorussia, Cina, Iran, Corea del Nord ed altri stati canaglia, e più canagliosi sono meglio è. Verranno immediatamente istaurate trattative di pace e cooperazione con Al Queda, Hamas, ETA, i Maoisti del Nepal, il PMLM (partito dei Marxisti-Leninisti in Monopattino) ed i Tupac Amaru.
7-POLITICHE DEL LAVORO
Nel campo del lavoro bisogna avere il coraggio di proporre politiche innovative. Punteremo quindi su un settore trascurato e misconosciuto, ma che offrirà grandi opportunità al paese: il lavoro forzato dei prigionieri politici. Il precariato scomparirà, in quanto il lavoro al servizio della società diverrà obbligatorio. Pagato o meno. Scomparirà la divisione tra attività intellettuali e manuali. I giornalisti, gli insegnati, gli artisti, gli scienziati, dovranno lavorare nei campi e nelle officine il sabato, la domenica e durante le ferie. Nelle fabbriche e per i campi, per elevare intellettualmente i lavoratori, in compenso, saranno diffusi tramite altoparlante discorsi di Mao in originale e tutta l’opera di Schoenberg eseguita su arpa birmana.
8-AMBIENTE ED ENERGIA
Prendiamo l’impegno di risanare i disastri ambientali italiani. Le discariche verranno bonificate, i mari passati al setaccio, il ghiaccio dei nostri monti tritato e purificato a mano da ogni minimo sporchino grazie all’opera dei nostri volonterosi forzati. Gli alberghi verranno abbattuti per riportare le nostre belle coste e le nostre apriche montagne all’antica beltà.
Verrà posta nuova attenzione al rinvenimento di nuove fonti di energia pulite, visto che le centrali idroelettriche ingabbiano le cascate, quelle termoelettriche sono altamente inquinati, quelle eoliche deturpano il paesaggio, quelle solari sono un po’ bruttarelle e di quelle termonucleari neanche c’è da parlarne.
9-GRANDI OPERE
Le grandi vie di comunicazione sono al centro della nostra attenzione. A che scopo conservarle quando la gente può andare tranquillamente a piedi, senza inquinare? Verranno cancellati tutti i nuovi progetti, dalla Tav al Ponte sullo Stretto fino alla riparazione dello sterrato tra Montelupone ed il campo del sor Cecioni.
Ove le grandi opere siano realmente necessarie (costruzione di Lager e realizzazione di bacini idrici che comportino la distruzione di villaggi turistici e cose del genere) il governo centrale impegnerà tutte le sue forze.
10-RILANCIO DELL’ECONOMIA
Soppressione della proprietà privata!
Eliminazione della parola “Mio” anche negli asili nido (compreso il nome del formaggino)!
Potere ai Soviet!
Abolizione del denaro!
Collettivizzazione delle donne!
Saccrificci umaniii! Cani e gatti che dormono insiemeee!
Siempre viva!
-I-
Mat' - Geroinja
La vostra Gabi non è sparita, non tace e non desiste. E' semplicemente piombata nel cosiddetto stato di grazia. Dopo un agosto impegnato a riscoprire le qualità afrodisiache dello Schuttelbrot, dopo un settembre passato tra profondi aneliti e conati improvvisi, un lungo ottobre durante il quale l'ATM ha proditoriamente attentato alla vita di tale Larisa G. ostinandosi a far circolare autobus privi di sospensioni, dopo un grigio, sofferto novembre, dedicato alla lettura di romanzi inglesi, poesia russa e pensieri leopardiani, oggi, sotto Natale, la cupa abitante dei bassifondi si riserva di confessare alla blogosfera che, ebbene sì, aspetta una bimba.
Oppure un maschietto che, da grande, diverrà una superba drag-queen biondoparruccata, nome d'arte Larisa.
La creatura verrà al mondo all'inizio di maggio.
-II-
InTAVoliamo un discorso
Conobbi Torino grazie alla TAV, sette anni fa, mi sembra. Veramente dieci anni prima c'era stata una tragicomica gita con la parrocchia ai luoghi di Don Bosco e alla fotocopia della Sindone con superbo pranzo in una trattoria di Superga (agnolotti del plin, arrosto e dolce al cioccolato), evento che mai più si ripeterà perchè il ristorante è defunto. Da beghina quindicenne compresi solo che Torino è una Parigi in sedicesimo. Da filo-squatter venticinquenne approfondii il concetto e compresi che Torino è una San Pietroburgo senza Baltico. Devo alle manifestazioni anti-TAV l'amore per una delle città più deliziosamente brumose della mia vita, nella quale ritorno appena posso.
La bagarre riguardo alla TAV è cosa decennale. Le proteste dei valligiani negli anni '90 furono nascoste dietro il paravento degli attentati anarco-insurrezionalisti. Due ragazzi giovanissimi finirono suicidati. Un terzo militante languì ingiustamente in prigione per anni. Il Gesù Bambino di Piazza Carlo Felice si lasciò rapire dagli squatters sperando di intercedere almeno lui, dall'alto dei cieli, ma non ottenne alcun risultato.
La falsificazione dei media ufficiali riguardo a questa questione è una delle operazioni più vergognose della fine del secolo. Il riassunto dell'opinione ufficiale è questo: l'alta velocità è cosa sacrosanta, solo che ci sono dei Vandeani mangiatomini e dei Terroristi Rossi e/o Neri che insidiano il trionfo del progresso. Si è giunti a dibattere il tema in altri termini soltanto adesso.
Gloria comunque a Trenitalia, che si prepara a spendere soldoni incommensurabili in un progetto di dubbia utilità, progettando la Val di Susa in forma di enorme nodo ferroviario e togliendo ogni strada ferrata dalle valli circostanti. Prima, in epoca che non ricordo, fu soppressa la ferrovia che attraversava la Val Chisone, della quale rimangono le meste stazioncine liberty lungo la statale del Sestriere.
Poi Giove Pluvio diede una mano al progresso, i fiumi straboccarono e invasero il percorso ferroviario da Pinerolo a Torre Pellice, soppresso in eterno.
Li si spendono bene i milioni destinati alla rete ferroviaria piemontese, niente da dire...
-III-
If you want it...
2003 : "The war is over"
2005: Abbiamo quasi vinto la guerra in Iraq.
Troppa carne al fuoco
Grigliata autunnale nella nebbia su quel ramo del Lago di Como. La compagnia è composta da un congruo numero di amici over 30 e anche over 40, accomunati dalla passione per la lungua russa. Due delle convitate sono due insegnanti madrelingua, Olja di Mosca e Tanja di Minsk. Il livello della conversazione è medio alto. Non si parla dell'Isola dei Noiosi. Non si parla di cellulari, telefonini, elettronica. Non si parla di calcio. Ne' di donne ne' di moda. Si parla di viaggi, di cibo buono , di cultura, d'arte e di storia.
Si evita debitamente di parlare di politica. Per un semplice motivo, tutti i presenti sono di sinistra, tranne il marito di Tanja, berlusconiano. Berlusconiano convinto, trinariciuto, fideista, più realista del re. E se si immagina provocato comincia con le accuse assurde, le recriminazioni infondate, le grida da talk show di quart'ordine. Si parla di letteratura. Si cita Orwell. Si fanno paragoni con le grandi dittature del '900. La buona, mite Tat'jana racconta della sua famiglia, non immune dalle purghe staliniane, come centinaia di migliaia di famiglie dell'Unione Sovietica. Quando una tragedia ti ha toccato personalmente non ne parli urlando, ne accenni a mezzavoce, cercando di calmare la rabbia, il dolore. Dice semplicemente che alcuni suoi parenti sono finiti in Siberia in base a delazioni di compaesani ignoti. Che sua zia non ha potuto continuare la carriera universitaria erchè si rifiutò di spiare i colleghi. Parla con pudore, con naturalezza.
E così altri tra i presenti cominciano a parlare delle loro tragedie familiari dovute alla furia inghiottitrice del '900. Deportazioni nazifasciste, bombardamenti, iniquità di vario genere. Qualcuno accenna alla specificità dei campi di sterminio nazisti rispetto ai lager sovietici.
Il Berlusconiano s'imbizzarrisce, subito invoca il crollo di 100 milioni di morti ammazzati sull'amichevole grigliata.
Inizia l'irreparabile. Nessuno dei sinistrorsi difende lo stalinismo o la violenza maoista, ne nega i morti, ma il liberale convinto difende il nazismo. Chiaramente, senza pudore, con espressioni come: Ha fatto meno morti, era meglio organizzato, l'antisemitismo non era colpa sua...
Gli animi si accendono, a qualcuno la salamella comincia a sembrare indigesta.
Il più anziano dei commensali, comunista storico, ci salva. "Quanti caffe?".
Dopo la pubblicazione del Libro Nero lavacervelli, di quella indagine storica di terza mano che rimescola verità risapute, orrori che la sinistra ha deplorato decenni prima migliaia di volte, la mente dei nostri amici liberali s'è avariata, ha un punto nero, un gorgo nel quale vengono prima o poi trascinate le argomentazioni serie, che impedisce loro di discutere di politica come persone civili.
Si parli d'ecologia o d'immigrazione, di lavoro o di televisione i loro argomenti per contrastare gl'inerlocutori di sinistra, prima o poi, vengono divorati dai cento milioni di zombie, di vurdalak, di dybbukim, di fantasmi da loro evocati.
Salviamoli, per il loro bene. Non cerchiamo di educarli, di richiamare l'attenzione sul fatto che un altro Libro Nero contrappone alla macabra conta tanto amata dagli anticomunisti trinariciuti un elenco del tutto equivalente di morti. Non li ammetteranno mai i milioni di vittime dell'imperialismo, della fame nel mondo, dello sfruttamento, al contrario di noi antistalinisti, carichi di letture sulla storia dell'Unione Sovietica, di Giornate di Ivan Denisovic, di Racconti della Kolyma, di memorie dei nostri amici russi, romeni, polacchi. Non cerchiamo di rispondere alla loro furia col paradosso (avanzando obiezioni del genere "E voi, che avete fatto ghigliottinare Maria Antonietta"?).
Lasciamoli al loro stato di minorità, i liberali. Li si tratti come i bambini, parlando di cose a loro accessibili, di romanzetti, di bei quadri, di bei film, di canzonette divertenti, di fantastorie su Omero nel Baltico e Maria Maddalena in Gallia.
Si crei una fascia protetta per loro in televisione. Serials intelligenti, quiz sfiziosi, e tanto Emilio Fede.
No Comment.
Dialogo tra due matricole del 2005 davanti alla macchinetta del caffè in Facoltà, il soggetto è un loro amico:
Lui: Il problema è che ha una mentalità arcaica.
Lei: E' vero, doveva nascere in un altro secolo.
Lui: Si, doveva nascere negli anni '70.
Classe 1972. Qualche archeologo è disposto a studiarmi?
Il fine non giustifica i mezzi (pubblici).
-E uno!-
Dopo le dieci pulizia etnica.
L'ultima volta che ho preso un autobus a Milano dopo le dieci di sabato sera l'ho fatto in seguito ad un'indecente scorpacciata di salumi che mi ha causato infiammazioni intestinali, due anni fa. Io e mio marito ci siamo fatti un giretto a piedi in centro per smaltire la cena, ma poi, per raggiungere la macchina in zona Rogoredo abbiamo preso l'autobus in Largo Augusto.
Ovviamente eravamo gli unici italiani presenti su quel bus. Gli altri erano asiatici, magrebini e balcanici di varia nazionalità.
Quand'ero zitella, un paio di anni prima, mi capitava di tornare dal cinema-teatro-conferenza goduto a Milano fin nella bassa cremonese a bordo dell'ultimo autobus. La' sopra gli italiani c'erano. Pochi e non buoni. Per difendermi dai marpioni mi sedevo accanto ad enormi big mama di colore.
Cos'è successo agli italiani over 16? Perchè il mezzo pubblico, da qualche anno li ripugna? Non c'entra la sicurezza, secondo me, visto che negli anni settan-ottan-novanta gli scippi e le aggressioni compiuti ad opera dei tossicodipendenti e della malavita italofona non erano di certo più rari di quelli commessi oggi. Si viaggiava sui mezzi tra mille pericoli. Ora la situazione non è di certo peggiorata.
Eppure... Lo notava anche una mia conoscente russa, che un giorno si scoprì unica donna bianca che scendesse da sola alla fermata "Corvetto" della gialla dopo le dieci di sera. Dove sono i milanesi dopo le dieci? Dormono di già? Hanno perso la facoltà di vederci nel buio serale? Chi va a teatro deve escludere l'uso dei mezzi pubblici, a meno di fuggire dieci minuti prima della fine del terzo atto per prendere l'ultimo metrò. I locali trendy vengono fondati in zone irraggiungibili da autobus e tram. E comunque non c'è vita prima della mezzanotte. Quindi si usa la macchina.
Solo chi non ha la macchina va in giro sui mezzi. Molti extracee non ce l'hanno ergo dopo le dieci sui mezzi pubblici ci sono solo stranieri. Che lavorano fino a tardi e in quache modo devono tornare a casa. E la benzina la paghi comunque, ma il biglietto puoi fare a meno.
-E due!-
Il Ginebus
Durante la giornata i mezzi pubblici sono la trasposizione moderna di quell'ala della casa greco(romana) destinata alle donne ed agli schiavi. Gli schiavi sono gli stranieri, i lavoratori precari ed i manager romani che salgono come pecoroni sulla 73 a Linate. Popoli vinti in impari battaglia dalla superiorità della civiltà occidentale.
Gli unici uomini liberi di nazionalità italiana sono under 25 oppure over 65. Studenti e pensionati, insomma. Ma anche contando schiavi, ragazzetti e vegliardi i maschi sono una minoranza. Le donne sono dieci volte tanto.
Insieme alle mie compagne di avventura passo un buon mezzo metro sopra il traffico, sbircio negli abitacoli delle macchine. Quasi tutti uomini e quasi tutti da soli, gli automobilisti. Le donne alla guida si riconoscono subito, senza dove guardare oltre il parabrezza. Non hanno un rapporto maniacale con l'automobile e non la considerano una protesi fallica. Guidano tre tipi di vetture: La vettura da Moglie-madre, un'utilitaria di sceonda mano; l'auto ereditata dal padre che se n'è comperata una nuova lasciando alla figlia la vecchia station wagon agile come un rinoceronte; la Jeep, simbolo dello status di madre di famiglia mantenuta da un marito ricco.
Quando il ginebus non è pieno come un uovo tra le sue occupanti spira una certa muta e rassegnata complicità, simile a quella che regna nella fila per la toilette delle signore. A turbarla di solito è l'apparizione della vecchia Matriarca. Ella sale scatarrante e zoppicante e chiede di sedersi in un posto definito, il tuo, anche se metà del mezzo è vuota. Assisa sul suo trono sfodera giudizi contro chi viola le regole. Innanzitutto contro le giovani madri con prole carrozzinata. E contro che deve andare in stazione, o all'aeroporto e trasporta quintali di valigie. Litiga con questi malfattori d'inaudita pravità, attirandosi l'odio di metà dei presenti e la pietà degli altri. Non scende prima d'essersi lamentata lungamente con il controllore e con l'autista.
Ma lei è un'aliena. Come lo è l'uomo in carriera che si lamenta perchè sta arrivando in ritardo. La cultura del mezzo pubblico è l'ultima cultura totalmente femminile, l'ultima arte che ci è rimasta. Sarebbe da glorificare come le antiche, perdute, arti femminili della cucina, della cura dei malati e del perpetuarsi delle tradizioni orali.
-E tre!-
One solution: revolution!
Ricordo una patetica serata pietroburghese. Noi, da bravi studenti italiani ci eravamo ritrovati presso il metrò alle dieci di sera. S'intendeva ascoltare un concerto punk-rock in un locale andergraund, il glorioso Moloko. Ma arrivati alla meta si scoprì che il concerto era finito da mezz'ora. Orrore e stupore. E a mezzanotte il locale chiudeva. Perchè, visto che il covo di alternativi made in Russia non disponeva di materassi, la gente non poteva fermarsi per la notte e nessuno sarebbe riuscito a tornare a casa con i mezzi.
Le rock Grrls, attaccarono bottone e, saputo che eravamo italiani, cominciarono a lagnarsi della nostra patria, chè, durante una tournee italiana, di centro sociale in centro sociale, i concerti non cominciavano prima di mezzanotte,e loro, la mattina dopo vagavano per le agognate gallerie di Brera o degli Uffizi barcollanti e verdastre come zombie.
Ecco come combattono la piaga delle stragi del sabato sera nelle steppe russe. I giovani non hanno la macchina.
Il comunismo sarà pur stato causa di miseriaterroremorte però la sua politica sull'automobile è stata provvidenziale. Le liste d'attesa per le auto erano di proverbiale lunghezza e chi la macchina l'aveva, se questa si scassava, doveva soffrire pene atroci per trovare i pezzi di ricambio. Di conseguenza fiorirono le reti di trasporti pubblici, verso le grandi città confluivano a centinaia le linee ferroviarie. Tram, metrò, autobus e filobus portavano anche nelle zone più remote della periferia. La situazione si perpetua ancora.
In Russia si può andare all'opera, cenare a teatro durante i lunghi intervalli e poi tornare a casa in metrò. Oppure, usciti da teatro, ci si può fermare al ristorante senza fare l'una di notte. A Pietroburgo il traffico è diventato un problema solo a partire dagli anni 2000. Prima le grandi strade ottocentesche, pensate per le carrozze reggevano tranquillamente il traffico automobilistico ed il viavai dei carcassoni del trasporto pubblico. A Pietroburgo, Mosca, Kiev, dopo le ventidue, sui tram e sui metrò non ci sono solo ceceni ed altri asiatici. E la Vecchia Matriarca non porta scompiglio sul Ginebus con lamentele assurde, ma lavora come bigliettaia sopra un bus bisex.
La situazione in Russia sta degenerando. Appena si può, con i risparmi o con il prestito ad usura della mafia ci si procura la macchina e si galleggia nel traffico. Ma prima di giungere al nostro livello di degrado ci vorranno decenni.
E forse a noi, per sviluppare una rete di trasporti pubblici decente, servirebbero settant'anni di comunismo.
Cristianesimo adulto e delirio infantile.
A volte mi chiedo che cosa sarebbe stato di me se fossi nata nell'alto pinerolese. Avrei mangiato più bagna cauda, certo, e saprei preparare gli agnolotti del Plin invece dei tortelli cremaschi. Ma non solo.
Forse sarei stata valdese e quindi, in virtù di tale credo meno lunatico e tiranno di quello a cui mi educarono i miei premurosi genitori, non avrei smesso di credere, andrei ancora in chiesa, pregherei il signore e così via. Devo ringraziare il cattolicesimo per il mio attuale ateismo praticante.
Il primo scontro con la religione dei miei padri l'ebbi all'età di sette(?) anni. Un mio cugino fu ordinato prete ed io, assistendo alla sua prima messa fui colta da un desiderio di emulazione. Volevo diventare sacerdote da grande. Impossibile.
Poi a nove anni un mio amichetto birichino volle fare giochi curiosi con me. Io non ci trovai nulla di male, e non capivo perchè le mie amiche gridassero come sceme quando i compagni di scuola allungavano le mani. Raccontai tutto con naturalezza a mia madre e lei mi disse inorridita che avevo compiuto gli attimpuri. Quelli del comandamento. Persi l'innocenza in virtù di quel materno smascheramento del peccato. E cominciai a strillare anch'io quando i bimbi mi chiedevano di far quei giochetti.
Ad undici anni, come tutti i lettori del Piccolo Missionario, volevo partire per lidi lontani e dedicarmi ad atti di carità verso i negretti o gli indios di turno.
Però non capivo come la conversione, atto di scardinamento totale della cultura di un popolo, potesse essere un atto meritorio.
A sedici anni ero una fanciulla timida e vereconda. Ambivo addirittura a prendere i voti (misero palliativo del sacerdozio impossibile). Un giorno mi reco al confessionale e snocciolo i miei miseri peccatucci.
Pochi ed adolescenziali (holitigatoconmiofratellohodettomaleparoleamiopadrehoinvidiatotiziahomangiatotroppacioccolatahodubitatodi questoequello). Il confessore non mi credette. Cercò di farmi confessare immaginari incontri amorosi con fidanzati. Ma io il fidanzato non ce l'avevo... Io volevo andare monaca...
A sedici anni il curato mi faceva cantare in chiesa, sull'altare. In attesa del mio turno mi dovevo sedere in uno degli scranni dei canonici, tutta sola. Mi guardavo attorno e mi soffermavo sulle decorazioni della cattedrale, sugli affreschi bizantineggianti, sugli stucchi abusivi del settecento. Un angelo bellissimo reggeva un cartiglio sopra l'altare della vergine. Un angelo giovinetto, che rideva di un sorriso alla Voltaire. L'angelo della ragione. Mi sorrideva e mi richiamava sulla terra. Mi chiamava alla bellezza, alla serenità, alla meditazione.
Mi veniva ribrezzo di fronte a tutte le contraddizioni sotto la quale si seppelliva la religione, la sessuofobia perversa, il disprezzo assoluto, irrimediabile per l'uomo in quanto tale, la negazione della natura della donna, la riflessione sul mondo e sulla vita compiuta attraverso sillogismi, la quotidiana sottomissione della dottrina cristiana alla fede nell'evento-resurrezione. Soprattutto questo faceva pietà. Il cristianesimo è cosa miserabile in sè, cioè lo sarebbe se Joshua ben Youssef, non si fosse rivelato Dio risorgendo, mostrando carne sanguinolenta ai discepoli ed ascendendo al cielo.
Il mio insegnante di religione, ottimo organizzatore di gite turistiche ed eventi gastronomici, insisteva sulla trasformazione della nostra fede fanciulla in cristianesimo adulto. Ma lui, portatore sano di cristianesimo adulto, non mancava mai di trasformare le sue lezioni in eventi demenziali. Un giorno si esibiva in tremendi anatemi contro la musica rock (con dimostrazioni che le canzoni dei Beatles contengono lodi a Satana), la settimana dopo sospirava il ritorno degli oratori separati per maschi e femmine, visto che i ragazzini quattordicenni spesso imparano a limonare all'oratorio, la volta successiva infieriva contro i genitori atei, che, visto che ogni autorità deriva da Dio, dovrebbero essere privati della patria podestà.
Ogni tentativo di razionalizzare, di rendere accettabile e Mio il credo cattolico diventava sempre più difficile, ogni buona volontà si scontrava con simili assurdità proposte come verità inconfutabili. Un rapporto maturo con il trascendente doveva partire dalla negazione, ormai, dalla cancellazione di tutta questa spazzatura.
Dio non lo conoscevo. Grazie al cattolicesimo era come se non esistesse. Meglio prendere atto di questa grande assenza e ricominciare da capo.
Ricominciai.
Non sono ancora arrivata a nulla. Meglio il nulla puro e semplice, l'apertura totale del cuore che la fede istituzionalizzata.